Il romanico in costiera

Loading...
Condividi

martedì 22 luglio 2008

La Sardegna agli albori della civiltà


La comparsa dei primi uomini su un contesto isolano presenta delle caratteristiche assai particolari legate soprattutto alla disponibilità di materie prime e diversi fattori ambientali. In questo post tratterò della Sardegna e della comparsa delle prime genti, a partire dal Paleolitico, su questo territorio che oggi affascina studiosi, appassionati e quel fenomeno definito come turismo di massa. Uno dei primi quesiti al quale dobbiamo dare una risposta è: Come sono arrivate sull’isola queste genti? Scartata la venuta per mare, (era impossibile per quelle persone affrontare viaggi per mare data la scarsità delle cognizioni in materia nautica) l’ipotesi più plausibile è quella della venuta via terra attraverso “un ponte continentale”. L’abbassamento del mare di circa 200 m durante il periodo glaciale del Riss infatti avrebbe favorito la penetrazione almeno nella parte settentrionale della Sardegna prima di 150.000 anni a. C.
Lo sfruttamento di materie come la selce era fondamentale per vari tipi di attività in questo periodo, infatti era usata per la fabbricazione di raschiatoi e altri oggetti di uso quotidiano.
Durante il Neolitico (6000 – 2500 a. C.) il bagaglio tecnico viene incrementato e vi è un maggior dinamismo incoraggiato dalle prime forme di navigazione e dalla lavorazione dell’ossidiana, un vetro vulcanico che si forma in seguito al rapido raffreddamento delle lave. La lavorazione dell’ossidiana ha rappresentato per l’uomo neolitico una risorsa fondamentale utile per la fabbricazione di strumenti per la caccia e utensili per la vita quotidiana. Si comincia a lavorare l’argilla, a produrre ceramica decorata mediante i gusci delle conchiglie, dando così alla superficie un senso artistico appena accennato e si continua a lavorare la pietra. Le grotte sono gli ambienti prediletti per ripararsi.
Di cosa viveva l’uomo neolitico? Le attività economiche erano concentrate soprattutto intorno alla caccia, alla pastorizia e all’agricoltura; non mancano segni per la raccolta e la pesca marina.
La scansione delle fasi pre e protostoriche è segnata dall’acquisizione da parte dell’uomo di conoscenze circa la lavorazione e l’uso della pietra e dei metalli. Il Neolitico, e con esso l’età della pietra intera, termina quando l’uomo comincia a lavorare i primi metalli (rame, stagno, bronzo). L’età del Bronzo (rame + stagno) in Sardegna (dal 1800 a. C.) è segnata essenzialmente da un cambiamento nei rapporti fra uomo e territorio e quindi dalla presenza di quelle strutture megalitiche note con il termine di nuraghe. Torri in pietra dalla forma tronco conica erano considerate il centro del tessuto sociale e territoriale di una civiltà dedita prevalentemente alla pastorizia e alla guerra. I nuraghi sono strutture che hanno una funzione civile e militare ed erano circondati da una serie di strutture circolari all’interno delle quali si svolgeva la vita quotidiana. L’età nuragica avrà termine soltanto con la conquista romana dell’isola nel 238 a. C.
Seppur in ritardo rispetto alle altre forme di civiltà dell’area mediterranea la Sardegna rappresenta un contesto storico-archeologico originale fin dalle prime forme di civiltà e consacrata dall’edificazione del nuraghe. Un territorio frammentato e mai segnato da un’unità che fu ostacolata anche dalla conformazione geografica dell’isola e che riflette quel particolare e sempre affascinante carattere storico-archeologico dell’area mediterranea.
Carmine Afeltra

1 commenti:

Spuzza ha detto...
Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.