Il romanico in costiera

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martedì 2 settembre 2008

La miniatura medievale


Spesso restiamo affascinati dalle meraviglie artistiche medievali. Siamo colpiti dalla grandezza architettonica di una basilica o di una chiesa romanica, dai grandi cicli pittorici e dall’arte musiva. Una serie di “arti” che celano molte cognizioni tecniche che oggi ci consentono di ammirare tali capolavori. Cosa c’è dietro? Di seguito riporto i processi di una delle arti che più ci affascina ma della quale, spesso, ignoriamo i segreti: la miniatura medievale.
Il termine “miniatura” non è in relazione etimologica con minus o minimus (cioè ad indicare qualcosa di piccolo), bensì deriva da minium, il colore rosso ottenuto con ossido salino di piombo, mediante il quale si eseguivano le cornici, le iniziali, i titoli che caratterizzavano un paragrafo scritto.
Le tecniche e i materiali utilizzati nella decorazione dei codici sono descritti nei ricettari e nei trattai medievali, in particolare nel De arte illuminandi il quale ci è giunto in un’unica copia manoscritta, conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
Il termine “miniatura” è quasi sempre associato ai monaci e agli scriptoria nei quali i frati si dedicavano a quest’arte. Bisogna sapere però che ai centri monastici si affiancarono delle botteghe dipendenti dalle prime Università come Bologna e Padova. Erano delle vere e proprie botteghe specializzate che attendono a tutte le fasi della produzione del codice: dalla concia della pergamena alla predisposizione in fascicoli fino alla preparazione dei colori, alla trascrizione e illustrazione dei testi.
La pergamena, che sostituì nell’Occidente cristiano dei primi secoli il più fragile papiro, si rivela subito il supporto più adatto alla scrittura e al colore e dobbiamo proprio al suo utilizzo la conservazione di tanti manoscritti e con essi dei testi che dall’antichità greca e romana hanno raggiunto l’epoca moderna. L’introduzione della pergamena coincide anche con il passaggio dal volumen, ovvero il rotolo dell’età classica, al codex, antenato del nostro libro, composto da fascicoli cuciti insieme e legati in volume. Su questo supporto dapprima ammiriamo le lettere iniziali evidenziate col rosso o blu e poi elaborate dagli artisti nelle forme più fantasiose e bizzarre (foglie, tralci, rami etc.) con il repertorio più stravagante ed eccentrico del bestiario medievale. Gli esempi più celebri sono i codici realizzati nelle scuole insulari dell’Inghilterra e dell’Irlanda, dai Vangeli di Lindisfarne alla British Library di Londra al Book of Kells, anch’esso contenente i Vangeli, oggi al
Trinity College di Dublino.

Bibliografia: Milvia B., Nel laboratorio del miniatore. Viaggio tra i segreti delle antiche pergamene: dagli "scriptoria" monastici alle botteghe artigiane, I luoghi dell'Infinito n. 114, gennaio 2008.

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