Lasciatemi dire che quando un’opera d’arte, fra le tante cose, è un insieme di calcoli, proporzioni perfette e, soprattutto genio, il prodotto sarà qualcosa che non può non lasciarci a bocca aperta.
È stata questa la sensazione che ho provato quando, alla fine di uno stupendo percorso museale, ho potuto ammirare nel Museo diocesano di Napoli il Cristo ritrovato di Michelangelo.
Una scultura lignea alta 41 cm ca. che mostra tutta la sofferenza del Cristo crocifisso. La testa leggermente piegata verso destra nell’istante esatto in cui Gesù emette l’ultimo afflato vitale (“…E, chinato il capo, spirò…), le forme anatomiche perfette e, pur nella sofferenza, piene di armonia.
L’arte d’ispirazione religiosa durante i secoli ha donato all’umanità intera opere di sublime fattura e non è il nome dell’artista a farne un patrimonio dell’umanità, ma il significato che esse celano. A parole non si possono descrivere sensazioni che vanno vissute e provate solo in uno stato di profonda meditazione al cospetto di capolavori del genere.
Una scultura lignea alta 41 cm ca. che mostra tutta la sofferenza del Cristo crocifisso. La testa leggermente piegata verso destra nell’istante esatto in cui Gesù emette l’ultimo afflato vitale (“…E, chinato il capo, spirò…), le forme anatomiche perfette e, pur nella sofferenza, piene di armonia.
L’arte d’ispirazione religiosa durante i secoli ha donato all’umanità intera opere di sublime fattura e non è il nome dell’artista a farne un patrimonio dell’umanità, ma il significato che esse celano. A parole non si possono descrivere sensazioni che vanno vissute e provate solo in uno stato di profonda meditazione al cospetto di capolavori del genere.
Per questo consiglio a tutti voi una visita a questa stupenda opera che resterà a Napoli fino al 12 luglio.
Carmine Afeltra
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