Il Climbing è lo sport di situazione per eccellenza
Punta Campanella è l’estrema propaggine della penisola sorrentina sulla costa tirrenica. Mi piace sempre ritornare in questo luogo dove ancor vive il mito di Ulisse e delle sirene. Qui è facile perdersi nei sogni, sentirsi inermi davanti a tanto splendore e vivere un assoluto distacco dal trambusto cittadino. Si ha l’impressione che il tempo ritrovi quell’andamento pigro oggi smarrito.
Che cosa si prova ad arrampicare? E’ come se le emozioni fossero più veloci dell’intelletto, ed è difficile racchiuderle in una frase. Forse non è possibile coglierne l’aspetto razionale, forse è puro istinto. In quegli istanti sei solo con le tue paure, guardi negli occhi il coraggio e ti auguri che non ti abbandoni. La mente consegue una straordinaria concentrazione, diventa leggera, agile, sgombra da ogni assillo. Tutto quello che ci attornia assume un senso differente, viene fruito diversamente dai sensi.
Il climbing non è uno sport di competizione, ma di meditazione. Si evolve per gradi, la crescita è interiore. Quando si osserva un amico conseguire un gesto in cui tu non sei riuscito, si gioisce immaginando il momento in cui si conquisterà quelle stesse sensazioni.
Punta Campanella è stato per me un luogo di formazione. La falesia qui si tuffa direttamente a mare e quel continuo fluttuare delle onde sulla roccia, mi aggredisce, mi regala una sensazione di instabilità unica. Le prime volte non riuscivo che a fare pochi metri in parete, poi vinto dalla devastante veemenza evocativa degli abissi, rimanevo impietrito ed ero costretto a scendere. Al termine della mia prima arrampicata, giurai a me stesso che non avrei più tentato, mi sentivo terrorizzato. E’ meraviglioso pensare che domenica ho anche provato la salita come primo. Sto vivendo un continuo e costante miglioramento della mia capacità di reagire alle situazioni. Il climbing è lo sport di situazione per eccellenza. Più che la bellezza di un gesto tecnico più o meno aggraziato a seconda dell’esperienza maturata, l’arrampicata mi affascina perché lungo quei venti metri di parete, riesco ad illudermi di dominare il mio tempo.
Che cosa si prova ad arrampicare? E’ come se le emozioni fossero più veloci dell’intelletto, ed è difficile racchiuderle in una frase. Forse non è possibile coglierne l’aspetto razionale, forse è puro istinto. In quegli istanti sei solo con le tue paure, guardi negli occhi il coraggio e ti auguri che non ti abbandoni. La mente consegue una straordinaria concentrazione, diventa leggera, agile, sgombra da ogni assillo. Tutto quello che ci attornia assume un senso differente, viene fruito diversamente dai sensi.
Il climbing non è uno sport di competizione, ma di meditazione. Si evolve per gradi, la crescita è interiore. Quando si osserva un amico conseguire un gesto in cui tu non sei riuscito, si gioisce immaginando il momento in cui si conquisterà quelle stesse sensazioni.
Punta Campanella è stato per me un luogo di formazione. La falesia qui si tuffa direttamente a mare e quel continuo fluttuare delle onde sulla roccia, mi aggredisce, mi regala una sensazione di instabilità unica. Le prime volte non riuscivo che a fare pochi metri in parete, poi vinto dalla devastante veemenza evocativa degli abissi, rimanevo impietrito ed ero costretto a scendere. Al termine della mia prima arrampicata, giurai a me stesso che non avrei più tentato, mi sentivo terrorizzato. E’ meraviglioso pensare che domenica ho anche provato la salita come primo. Sto vivendo un continuo e costante miglioramento della mia capacità di reagire alle situazioni. Il climbing è lo sport di situazione per eccellenza. Più che la bellezza di un gesto tecnico più o meno aggraziato a seconda dell’esperienza maturata, l’arrampicata mi affascina perché lungo quei venti metri di parete, riesco ad illudermi di dominare il mio tempo.
Raffaele Alfano
0 commenti:
Posta un commento