Una mostra organizzata presso l’Antiquarium di Boscoreale (Via Settemrini, da Venerdì 5 marzo a mercoledì 31 marzo) restituisce gli ultimi istanti di vita delle vittime dell’eruzione del 79. d.C. I calchi di esseri umani e animali provengono dai siti vesuviani coperti da questo potentissimo evento eruttivo.
L’eruzione del 79 d.C. seppellì tragicamente le città romane dell’area vesuviana restituendo fin dai primi momenti della riscoperta di Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabiae numerose storie: alcune sono curiose, divertenti e scientificamente sensazionali. Altre, più semplicemente, tragiche. L’eruzione provocò distruzione e soprattutto morte. Una morte violenta che spezzò la vita di migliaia di persone delle quali non è rimasto più nulla. In alcuni casi l’estro e la competenza di alcuni archeologi, è il caso di Giuseppe Fiorelli, hanno permesso, attraverso particolari tecniche la riproduzione degli ultimi istanti di vita di quelle vittime inconsapevoli della furia di questa terra. Questa tecnica è stata definita “calco”. Quando un corpo viene ricoperto dalla cenere e dai materiali eruttati dal vulcano esso, col passare dei secoli, si decompone, lasciando soltanto la struttura scheletrica. La cenere che lo ha coperto si indurisce formando una sorta di “bolla d’aria” intorno al corpo delle vittime e dei fuggiaschi. A questo punto, dopo l’individuazione di questo vuoto grazie alla bravura e alla perizia degli archeologi, basta versare in questa buca una miscela di acqua e gesso che ne prende la forma restituendo l’aspetto delle vittime. I risultati di questa particolare pratica hanno permesso di portare alla luce una serie di calchi di corpi che ritraggono la postura, i vestiti e in alcuni casi anche l’espressione dei volti riportandoci al momento esatto dell’eruzione del Vesuvio. Giovani, coppie, famiglie intere e mamme con i propri bambini rappresentano alcune delle vite dissepolte e riportate alla luce, all’attenzione dei visitatori ed esposte in questi giorni a Boscoreale.
Un aspetto come la morte che per noi costituisce una sorta di tabù dal quale nessuno vorrebbe mai sollevare il velo, in questi particolari contesti, nella sua dimensione tragica figlia di un evento catastrofico e dalle proporzioni gigantesche, può essere significativo per comprendere quanto grande fu questo evento capace di sconvolgere la nostra terra e la vita dei nostri progenitori. Soprattutto esso può aiutarci a riflettere sul fascino, a volte drammatico, delle nostre terre e del fuoco che le anima.
1 commenti:
Premetto che ciò che ha ideato Fiorelli ha del miracoloso. Ha portato alla luce non solo dei corpi, altrimenti dimenticati, ma espressioni crude di volti di persone morte in quell'infausto evento, permettendoci così non solo di ricordarlo ma di riviverlo attraverso i loro calchi. Come non posso non ammettere la grande invenzione, altresì mi è impossibile dimenticare che stiamo parlando di persone morte agonizzanti. Bambini, intere famiglie, corpi di donne e uomini che hanno ceduto il passo alla vita per diventare nella storia delle opere d'arte. C'è sicuramente del bello in quest’orrore, ma in me prevale l'angoscia del ricordo che non mi permette di visitare la mostra come fossi in un comune museo. Il mio camminare fra quei calchi e persino il mio osservarli, hanno assunto istintivamente una forma ossequiosa. Forse perché il mio occhio è da estimatrice d'arte ma non da professionista. Sarà un errore?
Con affetto,
Dalila.
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